angelo 2017

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Il suo colore è noce moscata e ha il calore del peperoncino… è aria pura e fuoco; e gli elementi senza vita della terra e dell’acqua non sono mai presenti in lui, ma solo la sua paziente imobilità mentre il suo cavaliere lo monta; egli è in realtà un cavallo, tutti gli altri ronzini li puoi chiamare bestie.

(William Shakespeare)


Gli uomini sono migliori quando cavalcano, più giusti e più comprensivi, più attenti, più disinvolti e più animosi, più consapevoli di tutte le contrade e di tutti i percorsi; a dire il vero, le buone abitudini e le buone maniere provengono da ciò, e anche la salute dell’uomo e della sua anima.


Dove può l’uomo nel mondo intero trovare nobiltà senza orgoglio, amicizia senza invidia, bellezza senza vanità? Qui, dove la grazia è intrecciata di muscoli, e la forza è costretta dalla gentilezza, Egli serve senza servilismo, combatte senza inimicizie. Non c’è niente la mondo di più potente, niente di meno violento, niente di più veloce, niente di più paziente.


Il cavallo possedeva al massimo una qualità che faceva dimenticare tutti i suoi difetti; aveva il “sangue”, sangue “che si fa sentire”, come dicono gli inglesi. I muscoli fortemente rilevati al di sotto della rete delle vene, distesi sotto la pelle sottile, mobile e liscia come raso, sembravano duri come ossa. La testa asciutta, con gli occhi in rilievo, luminosi e vivi, si allargava verso le froge prominenti dalle membrane iniettate di sangue all’interno. In tutta la linea della cavalla, e in particolare nella testa, c’era qualcosa di volitivo e nello stesso tempo di dolce. Era una di quelle bestie che sembra non parlino solo perché la conformazione della loro bocca non lo permette.
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